PEPERONCINO: QUANDO L’ORTO DIVENTA PICCANTE

PEPERONCINO: QUANDO L’ORTO DIVENTA PICCANTE

La pianta di peperoncino non richiede cure complesse e, oltre al suo raccolto, ha anche una valenza ornamentale grazie ai coloratissimi frutti. È una pianta che fa parte della cultura di moltissimi popoli, dal Mediterraneo al Sud America, ed esistono moltissime varietà, differenti per gusto e colore. Basti pensare che un garden center di qualità – come il Garden Zanet per esempio – coltiva più di 23 varietà differenti.

La prima distinzione da fare all’atto dell’acquisto è tra piante innestate e non: le prime danno risultati decisamente migliori. Sostanzialmente si tratta di due piante, in cui una funge da portainnesto su cui viene innestata l’altra. Il risultato è una pianta con una maggiore tolleranza alle basse temperature, un’alta resistenza alle principali malattie del terreno, una maggiore produttività e più facile da coltivare. Per queste caratteristiche, l’uso delle piante innestate è consigliato nella coltivazione biologica e ideale per le coltivazione in balcone o in spazi molto limitati.

LA COLTIVAZIONE

Il peperoncino richiede un terreno ben drenato e non troppo fertilizzato, poiché un uso eccessivo di concime crea piante con bellissime foglie ma pochissimi frutti. Per favorire la maturazione dei frutti si possono effettuare concimazioni con del solfato di potassio: è naturale e consentito in agricoltura biologica.

Molto importante l’irrigazione: nei mesi estivi siate generosi e nella coltivazione in vaso è bene evitare i ristagni d’acqua. Se volete aumentare il gusto piccante dei frutti, sarà sufficiente diminuire le innaffiature, anche azzerandole, nelle ore precedenti la raccolta.

Non preoccupatevi se una parte dei fiori cade prematuramente: si tratta infatti di un fenomeno del tutto fisiologico. Se il fenomeno però diventa eccessivo, bisogna incidere sui fattori che possono avere influito: come un’eccessiva esposizione al sole o di temperature particolarmente elevate, un’insufficiente illuminazione oppure per la mancanza di irrigazione o di un ristagno d’acqua.

La raccolta va effettuata quando i frutti sono completamente maturi, usando una piccola cesoia o un paio di forbici per non danneggiare la pianta. La maturazione dei peperoncini avviene in piena estate e la raccolta si può effettuare quando il frutto è ancora acerbo oppure a maturazione completa. Pronti per essere consumati freschi o essiccati.

PERCHE’ IL PEPERONCINO E’ PICCANTE?

Il peperoncino, di qualunque varietà, contiene capsaicina, la principale responsabile del grado di piccantezza. La capsaicina provoca la sensazione di bruciore proporzionalmente alla sua quantità all’interno del seme. Quando si mangia qualcosa di particolarmente piccante, sembra che la bocca prenda fuoco, ma si tratta solo di una sensazione perché in realtà la temperatura rimane immutata. La capsaicina agisce solo con alcuni termorecettori presenti nella bocca, che segnalano al cervello l’innalzamento della temperatura (oltre i 43°C) e li attiva come se avvenisse un reale aumento di temperatura nel corpo: perciò il cervello segnala il bruciore. La fase di intensa piccantezza dura qualche minuto e lascia spazio a una sensazione di benessere: il “dolore” causato dalla capsaicina, produce nel cervello endorfine che attenuano il dolore e donano sensazioni piacevoli.

Poiché dietro il nome “peperoncino” si cela un ampio numero di varietà differenti, nel 1912 Wilbur Scoville decise di classificare i vari livelli di piccantezza, in quella che oggi conosciamo come La Scala Scoville, in base alla quantità di capsicina equivalente contenuta. Se avete mangiato qualcosa di troppo piccante, è inutile bere acqua perché i capsaicinoidi non sono solubili in questo liquido: meglio mangiare un pezzo di pane, bere latte o superalcolici.

scoville

QUALE PEPERONCINO?

Nonostante esistano numerosissime varietà, le specie di peperoncino più conosciute sono 5:

  1. Capsicum annuum: è la varietà più coltivata e comprende i peperoni dolci, il peperoncino usato in Italia, il peperoncino di Cayenna e quello messicano Jalapeno. Questa pianta ha un grosso arbusto a cespuglio, le sue foglie sono verdi e i fiori bianchi; il suo frutto è una bacca con forme e grandezze diverse. La polvere che deriva da questa specie è la famosa Paprika.
  2. Capsicum baccatum: all’interno di questa specie, la varietà più nota è quella dei peperoncini Aji, frutti dal colore rosso e giallo, provenienti dalla Bolivia e dal Perù. Il grado di piccantezza è medio.
  3. Capsicum chinense: questa varietà comprende i peperoncini più piccanti al mondo, gli Habanero provenienti dall’America del Sud, con una forma arrotondata, rossi o arancioni e un sapore oltre che piccante leggermente fruttato.
  4. Capsicum frutescens: seguono i chinense per piccantezza e tra la varietà più famosa ricordiamo il tabasco. I peperoncini tabasco, originari del continente americano e di una parte dell’Asia, hanno una forma allungata, un colore rosso vivo e sono ricchi di succo.
  5. Capsicum pubescens: è la specie che si differenzia maggiormente dalle altre poiché i suoi fiori hanno un colore violaceo, le foglie sono pelose e la pianta può raggiungere grandi dimensioni La varietà più nota è chiamata in Messico Manzano e in Perù, Cile e Ecuador, Rocoto. Il frutto ha un colore rosso vivo e la sua forma è simile a una mela, ma il gusto è molto piccante.

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